
Percorriamo la storia della maison Chanel, da Coco, icona leggendaria che ha
cambiato il concetto di moda femminile, a Karl Lagerfield, al quale va il merito di
aver rilanciato il marchio francese nel mondo, per arrivare alla nuova era Chanel,
caratterizzata dal giovane designer belga Mathieu Blazy.
La maison Chanel nasce agli inizi del Novecento dal genio intuitivo di Gabrielle, detta
“Coco” Chanel, una figura destinata a cambiare i codici della moda, ridefinendo l’idea di
femminilità. In un periodo storico, quello a ridosso della Prima Guerra Mondiale, segato da
rigide convenzioni, non solo sociali ma anche estetiche, Chanel scardina, quasi in modo
provocatorio, le regole della moda. Introduce una nuova idea di eleganza, dove la
semplicità, la funzionalità ed in particolar modo la libertà di movimento, diventano segni
distintivi della sua couture. A partire da quell’ormai lontano 1909, quando Coco iniziò a
confezionare cappelli nella sua boutique al 21 di rue Cambon a Parigi, il marchio è
diventato uno dei simboli più riconoscibili del lusso timeless internazionali, attraversando
epoche e tendenze, cercando di non perdere mai di vista la propria identità. La storia di
Chanel inizia proprio a Parigi, quando Gabrielle inaugura la sua prima boutique di cappelli
nel 1909. Negli anni ‘20, diventerà pioniera di un nuovo stile, che oggi potremmo definire
“comfy”, elegante ma decisamente moderno per l’epoca. Propone abiti essenziali in jersey
morbido e tagli lineari che liberano le donne dalla costrizione dei corsetti. Un’estetica
minimalista ma funzionale che ben presto, diventerà iconica, il concetto di “timeless”
nasce proprio in questo frangente, con abiti studiati per essere indossati al di là delle mode
del tempo.

Il tailleur in tweed, il tubino nero “la petite robe noir”, e la borsa 2.55 diventano simboli
della maison e icone di una donna che diventa sempre più indipendente. Nel 1921, Coco,
lancia il profumo della maison: “Chanel n.5”, destinato a diventare il simbolo olfattivo del
brand, incarnando il concetto di lusso ed eleganza della maison. Coco lo definì come: “ Un
profumo che sa di donna, non di rosa ne di violetta ma di donna moderna”. La Seconda
Guerra Mondiale, non segnerà un momento buio, solo per l’Europa ma anche per la
maison Chanel, Coco decide di chiudere i battenti della boutique, concentrandosi
unicamente sulla diffusione del profuma Chanel n.5, ritirandosi dalla vita pubblica.
Durante l’occupazione tedesca di Parigi, Coco, fa dell’Hotel Ritz al n. 15 di Place
Vandome, simbolo dell’alta società parigina, la propria residenza. In quegli anni, in cui
Parigi si vede oppressa e prigioniera dei nazisti, la stilista intratterrà una relazione
controversa con il barone Hans Gunther von Dincklage, non che ufficiale della Gestapo.
Chanel diventa così, non solo un’icona della moda ma anche un personaggio discusso,
forse coinvolta negli intrighi dell’occupazione, contribuendo a creare un alone di mistero
intorno alla sua figura. Dopo la liberazione, a guerra terminata, ed un breve periodo di
detenzione con l’accusa di collaborazionismo, Gabrielle, decide di trasferirsi in Svizzera,
preparando il suo ritorno trionfale nel 1954, con una nuova collezione.

Il periodo post bellico per Chanel segna una nuova fase, criticata in Francia e guardata con
sospetto per i trascorsi ambigui negli anni dell’occupazione, Coco trova un’accoglienza più
calorosa negli Stati Uniti, dove il suo tailleur in tweed, diventa il manifesto della
femminilità moderna. Marilyn Monroe e Jackie Kennedy, diventano a loro insaputa quelle
che oggi definiremmo “ambassador” della maison parigina.
A partire dagli anni ‘60, Chanel si trasforma in un marchio globale e Coco lavorerà
instancabilmente nella boutique sino alla sua morte nel 1971. In questo decennio Chanel,
già divenuta celebre, viene vista come simbolo di indipendenza e audacia femminile, le sue
creazioni entrano a far parte della cultura pop e diventano icone della haute couture.
Tuttavia dopo la scomparsa di Coco Chanel, la maison attraversa una fase di declino.
L’anno della rinascita sarà il 1983, con l’arrivo di Karl Lagerfield nel ruolo di direttore
creativo e Chanel si appresta a rivivere una seconda giovinezza.



In questo momento la maison è si, un simbolo di eleganza storica ma sempre più lontana
dalla moda contemporanea. Mescolando modernità e tradizione, senza mai perdere di vista
i codi e l’heritage del brand, Lagerfield, collezione dopo collezione, trasforma il marchio
in una potenza globale. Grazie alla capacità del “Kaiser” di unire moda, pop culture e
celebrities, Chanel è ormai il simbolo di uno status di lusso mondiale. Le sfilate diventano
eventi spettacolari, impossibile non ricordare il Grand Palais, ormai la seconda casa di
Chanel, trasformato in un supermercato, aereoporto, in un bosco incantato, o ancora in una
spiaggia, sino alle coreografie monumentali che hanno rivoluzionato il concetto di fashion
show. Gli elementi iconici della maison come il tweed, i tubini, le camicie di seta, la
camelia tanto cara a Coco, le catene dorate ed il “pied de poule”, così come la it-bag 2.55
vengono reinterpretati per conquistare le nuove generazioni, in chiave moderna e pop.




Il logo con la doppia C diventa un simbolo culturale ed il pret-à-porter con Lagerfield
acquisisce lo stesso prestigio della haute couture. Nel 2019 la sua scomparsa, dopo ben 36
anni di conduzione della maison, dal 1983 al 2019, un periodo eccezionalmente lungo
nella storia della moda, a capo di un brand come direttore artistico, se si pensa ai rapidi
cambi di poltrona di oggi, ha lasciato un vuoto difficile da colmare. L’era Lagerfield ha
partato la maison ad essere una delle più influenti e riconoscibili nel mondo, alla sua morte
il testimone è passato a Virginie Viard, collaboratrice storica e braccio destro di Karl,
dando vita ad una fase di continuità ma ben lontana dallo stupore al quale ci aveva abituati
il suo maestro. Un’eleganza discreta e intimista, fatta di silhouette leggere, ricami ripresi
dsgli anni ‘90, tween destrutturati, mini skirt, cardigan, denim ed un dialogo costante tra
couture e il quotidiano reale delle donne.
L’epoca Viard, rappresenta per la maison una fase di quiescenza e transizione che si
concluderà solo dopo la sua uscita di scena nel 2024 e dopo le collezioni affidate,
all’Ufficio stile interno alla maison. E’ un momento delicato, dove lo “Studio de Creation”
torna ai fondamentali del marchio, manca indubbiamente una “firma forte” ma almeno non
si perde l’identità del brand e l’Ufficio Stile si fa garante della stabilità della maison stessa.
Una nuova era creativa si intravede nel dicembre del 2024, quando l’Ufficio Stampa di
Chanel annuncia la nomina a direttore creativo di Mathieu Blazy, viene così nominato il
quarto stilista nella storia della maison dopo la fondatrice Coco Chanel, Karl Lagerfield e
Virginie Viard.
Blazy ha alle spalle successi significativi come quelli alla guida di Bottega Veneta, dove ha
dato un volto più moderno all’estetica della griffe italiana con idee più audaci ed ampio
spazio all’artigianalità. Mathieu Blazy, non a caso è considerato un talento innovativo, in
grado di creare un equilibrio tra heritage e modernità, di conseguenza la figura ideale per
reinterpretare il DNA timeless di Chanel, puntando a conquistare le nuove generazioni. Lo
stilista belga ha un forte approcio hands-on, tendendo ad esaltare la manualità nella
couture, qualità fondamentali per una maison storica come Chanel. Ad ottobre 2025, in
occasione della Paris Fashion Week, Blazy in qualità di direttore creativo di Chanel, Blazy
ha presentato la sua prima e attesissima collezione SS 2026, gettando un ponte tra passato
e futuro, molti i plausi ma anche le critiche, in modo particolare da chi ha giudicato la
collezione troppo distante dai codici classici del brand, evidenziando linee e silhouettes
confuse, non riconoscibili rispetto al patrimonio storico di Chanel e di conseguenza
distante dai simboli iconici che hanno definito la maison e ai quali per lungo tempo
eravamo stati abituati.

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C’è chi ha invece applaudito alla collezione come ad una rinascita poetica ed evolutiva di
Chanel, bilanciando rispetto per la sartoria e l’innovazione contemporanea. Non vi è
dubbio che Mathieu Blazy segni un punto di svolta nella storia del brand e che dovrà
gestire aspettative altissime e critiche intrecciate all’eredità di una maison leggendaria
come quella di Coco Chanel. Non ci rimane che augurare lunga vita a Chanel!!



