ALEPH: l’origine di un’eleganza autentica

By Lorenzo Sabatini
Published:4 Dicembre 2025
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Categories: Fashion | interview

Intervista esclusiva con Alessandro Frigo a cura di Lorenzo Sabatini per Fantamoda

Nato a Venezia nei primi anni Settanta, Alessandro Frigo cresce in un ambiente permeato dall’arte, dall’architettura e dalla luce della laguna, elementi che plasmano la sua sensibilità creativa. Dopo una formazione classica, segue la sua naturale vocazione nel mondo della moda frequentando l’Istituto Marangoni di Milano, dove perfeziona competenze tecniche e artistiche. La sua esperienza si sviluppa all’interno di rinomati gruppi industriali e maison internazionali, collaborando con iconici stilisti come Jean-Paul Gaultier, Roberto Cavalli e Vionnet. Questi percorsi gli consentono di acquisire una preparazione solida e trasversale, capace di coniugare intuizione artistica e rigore progettuale. Nel corso degli anni assume diverse mansioni — dal design alla direzione creativa, fino alla consulenza per brand di moda e maglieria — coltivando una ricerca personale sull’equilibrio tra emozione e struttura. La sua estetica nasce dall’incontro di opposti: rigore e fantasia, classicità e sperimentazione, artigianalità e contemporaneità. Con ALEPH, Alessandro dà vita a un nuovo capitolo, un progetto che sintetizza la sua esperienza e passione in un linguaggio indipendente, espressione di un’eleganza colta, consapevole e profondamente umana.

–Nella nuova collezione sembri tradurre la luce mediterranea in un linguaggio di linee e
volumi. Quando inizi a costruire una silhouette, parti più dalla memoria sensoriale o da una
riflessione formale?

Parto da entrambe.
La mia parte pragmatica e razionale è costantemente influenzata dalle mie emozioni.
Ogni linea e ogni volume sono il risultato di un ricordo e di una funzione fusi insieme.

– “Un Rêve d’Été” racconta un equilibrio tra rigore e morbidezza. Qual è stata la sfida più
complessa nel modulare questa dualità senza cadere nel già visto?

Il rigore può essere un colore, uno scollo, un orlo.
La morbidezza invece può essere la caduta di un tessuto, una nuance, una trasparenza.
Cerco sempre di riassumere in ogni capo il senso di entrambi.

– Le tue radici professionali affondano in collaborazioni con Gaultier, Cavalli e Vionnet. Cosa
rimane oggi di quei maestri nel tuo modo di pensare e disegnare un capo?

Ognuna delle forti personalità che hanno plasmato la mia dialettica creativa ha lasciato un segno
indelebile nel mio modo di immaginare e realizzare un capo.
Ogni gesto, ogni decisione, ogni dettaglio porta con sé l’esperienza del mio vissuto, declinata però
con la visione matura di oggi.

– ALEPH nasce come principio, come origine. Qual è l’elemento zero del brand, quello da cui
parte ogni decisione estetica?

L’elemento dal quale nasce l’estetica di ALEPH è il sogno.
Una visione onirica che prende forma nel reale attraverso un colore, una scollatura, un dettaglio.

– Nella collezione c’è una forte idea di corpo accompagnato, mai costretto. Come stai
ripensando il tailoring contemporaneo per renderlo più empatico?

Ho grande rispetto del tailoring, del “sartoriale” come modalità concettuale.
Ho sempre ammirato come un maestro come Giorgio Armani abbia insegnato al mondo un nuovo
linguaggio in questo senso.
Vorrei partire da lì per sviluppare un mio modo di interpretarlo.

– Le palette cromatiche sembrano fotografare una giornata estiva dalla prima luce al buio
profondo. Quanto lavoro c’è dietro la costruzione di questo continuum visivo?

Anche questo fa parte della visione onirica e sognante alla quale accennavo prima.
Riporto alla realtà, con la mia sensibilità, ciò che mi è apparso in sogno, traducendolo in colori e
nuance.

– Parli spesso di savoir-faire italiano. In un sistema moda globalizzato, come proteggi e
valorizzi l’autenticità del gesto artigianale?

Credo fermamente che, in questo momento storico, si debba dare voce alla manifattura italiana.
Una manifattura che ha dato i natali al prêt-à-porter di molti dei miei maestri e che, purtroppo, è
stata spesso messa in difficoltà dal mercato globale e dai mutati contesti socio-culturali.
Sarò sempre in prima linea per difendere il made in Italy, perché significa difendere la cultura del
nostro Paese.
I miei capi prevedono lavorazioni e finiture manuali: senza di loro il mio sogno non sarebbe
completo.

– ALEPH si muove tra maschile e femminile con una naturalezza non dichiarata ma evidente.
Che ruolo ha la fluidità nella tua narrativa stilistica?

È una dualità che esiste in ogni essere umano: due facce della stessa medaglia.
Cerco di equilibrare entrambe attraverso scelte formali e cromatiche, di stagione in stagione, sempre
diverse.

– Il progetto appare calibrato, quasi meditativo. Quali rituali o abitudini ti aiutano a
mantenere questa precisione emotiva durante la fase creativa?

Non c’è nessun rituale, nessun gesto ripetuto.
Dal caos onirico estraggo un ordine pratico.
Sono bipolare!

– Qual è il tuo sogno a lungo termine per ALEPH? Come immagini il total-look che desideri
costruire stagione dopo stagione, se puoi svelarci qualcosa?

Il mio sogno è ALEPH.
Come in ogni sogno, il tempo è un fattore intellegibile, sospeso, quindi ininfluente.
Sarà il sogno stesso a indicarmi i prossimi passi e, come ogni sogno, sarà una sorpresa.

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Lorenzo Sabatini

Lorenzo Sabatini Direttore editoriale, brand consultant e artista multidisciplinare. Fondatore di Fantamoda, dove moda, storytelling e creatività diventano esperienza. Scopri di più nella sua biografia oppure conosci gli altri membri della redazione di Fantamoda.

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